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Regime forfettario per nuove partite IVA: condizioni di accesso che fanno davvero la differenza

📅 11 Agosto 2026✍️ di Roberto Ficarelli⏱️ 4 min di lettura

Quando un giovane imprenditore mi contatta per parlare di regime forfettario, spesso accade che sia già convinto di potervi accedere senza particolari problemi. In realtà, le condizioni di accesso sono molto più precise di quanto si pensi, e dimenticare anche un solo dettaglio può significare rinunciare a vantaggi fiscali importanti. Mi è capitato di recente di incontrare una ragazza che aveva appena lanciato un’agenzia di comunicazione digitale: era sicura di rientrare nel forfettario, ma durante la nostra prima consulenza ho scoperto che aveva già ricevuto una parcella da un cliente prima di aprire la partita IVA. Questo dato apparentemente insignificante le avrebbe precluso l’accesso al regime per l’intero anno successivo.

Chi può davvero accedere al regime forfettario

Il regime forfettario non è aperto a chiunque. Innanzitutto, è riservato ai soggetti che iniziano un’attività per la prima volta: questo significa che non avete mai aperto una partita IVA negli ultimi tre anni. Se l’avete chiusa da quattro anni, siete dentro. Se da due, vi tocca aspettare.

Poi c’è il tema dei ricavi. Nel 2024, il limite massimo è fissato a 85.000 euro lordi. Sembra un margine generoso, ma qui serve attenzione: il conteggio inizia dalla data di apertura della partita IVA, non da quella della firma del primo contratto. Se aprite la partita a marzo e chiudete l’anno a dicembre, dovete considerare i ricavi in quella proporzione. Molti imprenditori commettono l’errore di considerare i 12 mesi dell’anno solare, finendo per superare il limite senza accorgersene fino alla dichiarazione dei redditi.

Un altro aspetto cruciale riguarda i vostri fornitori. Se nel corso dell’anno ricevete fatture da fornitori per importi superiori a 25.000 euro, il forfettario decade. Qui entra in gioco una logica che non tutti comprendono: Fatturazione elettronica e la tracciabilità dei pagamenti hanno reso questi controlli molto più semplici per l’Agenzia delle Entrate. Nel mio studio, consiglio sempre ai nuovi clienti di tracciare mensilmente questi importi per evitare brutte sorprese.

I requisiti che fanno veramente la differenza

Esiste un elenco di professioni escluse dal forfettario. Avvocati, consulenti del lavoro, commercialisti, notai, agenti di assicurazione: loro non possono accedervi. Ma la sorpresa arriva quando parliamo di attività miste. Un tecnico che fa pratiche edilizie non può usare il forfettario. Un consulente che alterna attività di consulenza vera e propria con la vendita di servizi correlati si ritrova spesso nella zona grigia.

Mi è capitato di gestire il caso di un formatore che voleva aprire come libero professionista: credeva di poter usare il forfettario semplicemente perché non era nella lista delle professioni escluse. Peccato che i corsi di formazione che intendeva vendere, associati alla consulenza, lo avrebbero fatto rientrare in una categoria che richiede l’obbligo della contabilità ordinaria. Il forfettario semplicemente non era applicabile.

Un altro elemento che sfugge frequentemente riguarda la partecipazione in società. Se siete titolare di una partita IVA in forfettario, non potete contemporaneamente essere soci di una società di persone. Potete invece avere una partecipazione in società di capitale, ma questo modifica la situazione complessiva della vostra posizione fiscale.

Gli errori più comuni nella fase di avvio

In oltre vent’anni di consulenza, ho visto imprenditori perdere il diritto al forfettario per motivi banali, facilmente evitabili. Il primo errore è fatturare prima di aprire regolarmente la partita IVA. Se ricevete un pagamento “in nero” o su base fiduciaria prima di essere iscritti, quando poi aprite la partita, quei ricavi vanno ugualmente conteggiati nel primo anno.

Il secondo errore è sottovalutare le spese. Molti pensano che il forfettario significhi “pagare meno tasse” senza capire che funziona calcolando un margine lordo fisso. Se i vostri ricavi sono inferiori a quanto preventivato, pagherete comunque su quella base. Non è uno sconto: è una semplificazione che penalizza chi ha margini reali bassi.

Il terzo errore, frequentissimo tra i giovani, è non verificare se le agevolazioni per nuove imprese siano compatibili col forfettario. In molti casi lo sono, ma ci sono situazioni dove scegliere una contribuzione più bassa per i primi anni rende obbligatorio il regime ordinario. Una scelta affrettata qui può costarvi caro.

Le verifiche che dovreste fare prima di firmare

Prima di aprire una partita IVA in forfettario, fatevi queste domande concrete: il mio settore è escluso? Ho avuto ricavi negli ultimi tre anni? Posso prevedere di stare sotto 85.000 euro? I miei fornitori principali porteranno le spese oltre 25.000 euro?

Se la risposta a tutte è “no”, siete sulla buona strada. Se una sola è “sì”, conviene approfondire con un professionista. Il costo di una consulenza iniziale è irrisorio rispetto ai danni fiscali di una scelta sbagliata.

Ricordate: il regime forfettario è uno strumento potente per le Partite IVA nuove che hanno caratteristiche ben precise. Non è una porta aperta per tutti, e le condizioni di accesso vanno verificate una per una, senza improvvisazioni. Troppe volte ho visto imprenditori realizzare, a distanza di mesi, che non avevano diritto al regime che avevano scelto. È un dolore che posso aiutarvi a evitare.

Roberto Ficarelli

Roberto ha lavorato per più di vent'anni come consulente presso uno studio che segue lavoratori autonomi e imprese familiari, occupandosi soprattutto di agevolazioni per giovani imprenditori. La sua esperienza deriva anche dal gestire direttamente le pratiche della propria azienda agricola di famiglia.

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